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Se documentate, niente tassazione sulle anticipazioni del professionista

Le anticipazioni del professionista in nome e per conto del cliente non subiscono nessuna tassazione se sono documentare analiticamente in riferimento ad ogni operazione (Corte di cassazione – ordinanza 25 novembre 2021, n. 36584).

Le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte non concorrono a formare la base imponibile, purché regolarmente documentate.
Il caso di specie ha riguardato l’insussistenza della relativa pretesa erariale in ragione del fatto che alcune fatture recavano l’indicazione di spese anticipate per un importo superiore a quello documentato, mentre altre un importo inferiore, con il risultato algebrico di una neutralizzazione degli errori e l’assenza di un’influenza sulla determinazione degli imponibili.
In tal caso, la ratio della esclusione di dette somme dal computo della base imponibile è evidente, trattandosi di semplici partite di giro che, come tali, non hanno natura di corrispettivo per la prestazione del servizio.
Presupposto indispensabile per l’esclusione delle anticipazioni dalla base imponibile è che le stesse siano regolarmente documentate, situazione che non ricorre nel caso di specie in cui la Commissione regionale ha accertato l’irregolare documentazione delle stesse, in relazione alla mancata corrispondenza degli importi indicati nelle fatture con quelli emergenti dalla documentazione di sostegno.
La valutazione della regolare documentazione delle spese per anticipazioni va, infatti, operata con riferimento alle singole operazioni cui le stesse accedono e non può essere fatta globalmente con riferimento a tutte le operazioni di un singolo periodo di imposta, pena la obliterazione del requisito previsto dal legislatore della regolarità della documentazione.

INPS: ulteriori precisazioni sull’esonero in favore delle filiere agricole

Si forniscono alcune precisazioni sull’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali in favore delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura.

In caso di accoglimento totale o parziale dell’importo dell’esonero richiesto, la quota eccedente l’esonero autorizzato e le contribuzioni escluse dall’esonero medesimo dovranno essere versate entro trenta giorni dalla comunicazione dell’esito dell’istanza senza applicazione di sanzioni e interessi. L’Inps, concluse le attività di gestione delle domande pervenute e verificato l’ammontare complessivo delle risorse necessarie per soddisfare le richieste presentate, ha comunicato alle aziende l’importo dell’esonero autorizzato, utilizzando gli indirizzi di posta elettronica certificata presenti nell’archivio anagrafico delle aziende.
Per le aziende che non avevano aggiornato la propria posizione anagrafica con l’indicazione della casella di posta elettronica certificata la comunicazione, con l’invito ad accedere al “Portale delle agevolazioni” per verificare l’importo autorizzato, è stata inviata a mezzo posta elettronica agli indirizzi di posta certificata/non certificata inseriti dalle aziende/intermediari nella domanda.
Alla luce del fatto che, il pagamento degli importi dovuti deve avvenire entro 30 giorni dall’invio della comunicazione dell’esito, decorrenti dall’11 novembre 2021, e tenuto conto che l’11 dicembre 2021 cade di sabato, la scadenza del relativo versamento è differita al 13 dicembre 2021.
Detto pagamento, relativo alle contribuzioni escluse dall’esonero e a quelle dovute a seguito di accoglimento parziale dell’istanza di esonero, potrà essere effettuato, nel rispetto delle condizioni contenute nel “Regolamento di Disciplina delle Rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa”, mediante rateazione. Sul debito regolarizzato con domanda di rateazione presentata entro il 13 dicembre 2021 saranno dovuti i soli interessi di dilazione.
Per la determinazione dell’estratto contributivo che individua le partite a debito da inserire nella domanda di rateazione dei debiti contributivi in fase amministrativa, il contribuente dovrà indicare l’importo del debito residuo a titolo di contribuzioni omesse o eccedente la misura dell’esonero autorizzato.
Dal 14 dicembre prossimo, sulle somme da versare saranno dovute le sanzioni civili per omissione. La domanda di rateazione presentata a partire dalla medesima data comporterà l’applicazione, oltre alle predette sanzioni, degli interessi di dilazione.

Nazionalizzazione società estera: partita IVA attribuita alla stabile organizzazione

È stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società (Agenzia delle ENTRATE – Risposta 03 dicembre 2021, n. 800).

Nel caso di specie, l’istante, società di somministrazione del personale, dichiara di aver chiesto ed ottenuto nel 2018 il riconoscimento a somministrare il personale anche sul territorio italiano; per adempiere agli obblighi fiscali e contributivi correlati alla citata attività ha, dunque, costituito una stabile organizzazione in Italia.
Per motivi di strategia aziendale, l’istante intende ora trasferire la propria sede legale in Italia e, a tal fine, chiede di sapere se sia necessario sostituire la partita IVA italiana attualmente in uso (già attribuita alla stabile organizzazione), oppure se possa continuare ad utilizzarla.
Nell’ambito dell’ordinamento nazionale non esiste una norma che disciplini espressamente il trasferimento della sede legale di una società all’estero e viceversa. Tuttavia, in ossequio al principio di reciprocità previsto dall’articolo 16 delle preleggi del Codice Civile – a mente del quale alle società straniere sono riconosciuti gli stessi diritti previsti per le società italiane se il loro paese d’origine riconosce tali diritti anche in favore delle società italiane – nonché di quanto disposto dall’articolo 25, comma 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218 – secondo cui «I trasferimenti della sede statutaria in altro Stato e le fusioni di enti con sede in Stati diversi hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati» – da un punto di vista civilistico, il trasferimento della sede legale in Italia di un soggetto estero può avvenire in continuità giuridica, senza generare alcuna estinzione o liquidazione, purché tale continuità sia riconosciuta anche nello Stato estero di provenienza, ovvero è necessario che il trasferimento della sede legale all’estero non costituisca in detto Paese un evento estintivo (cfr la risoluzione n. 9 del 17 gennaio 2006).
Pertanto, una volta appurata la possibilità di nazionalizzare la società estera, con sede legale in , in regime di continuità, e fatti salvi gli effetti ai fini dell’imposizione diretta e indiretta di tale operazione di riorganizzazione aziendale transfrontaliera, per l’Agenzia non si ravvisano specifici impedimenti all’utilizzo da parte della società trasferita della partita IVA già attribuita alla sua stabile organizzazione in Italia, previa la comunicazione delle eventuali modifiche da eseguire ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Tale soluzione è, peraltro, in linea con quanto già detto con le risposte ad interpello n. 73/2018 e n. 336/2020, ove, specularmente, è stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società.
Resta, in ogni caso, impregiudicato ogni potere di controllo dell’amministrazione finanziaria volto a verificare se lo scenario delle operazioni descritte nell’istanza di interpello, per effetto anche di eventuali altri atti, fatti o negozi ad esso collegati e non rappresentati, possa integrare un situazione diversa da quella descritta.