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Fisco: contributi regionali in favore di lavoratori parasubordinati e autonomi

Chiarimenti sul trattamento fiscale dei contributi erogati dalla Regione in favore di lavoratori parasubordinati e lavoratori autonomi (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 aprile 2021, n. 273).

L’Agenzia chiarisce che con l’art. 10-bis del decreto Ristori, il legislatore ha riconosciuto ai contributi di « qualsiasi natura» erogati, in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19, «da chiunque» e «indipendentemente dalle modalità di fruizione», la non concorrenza a tassazione in considerazione della finalità dell’aiuto economico di contrastare gli effetti negativi conseguenti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Con riferimento ai soggetti destinatari del regime fiscale di favore, la norma individua «i soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché i lavoratori autonomi». Dunque, è stato riconosciuto il beneficio fiscale in esame non solo a coloro che siano titolari di un reddito di lavoro autonomo professionale, ovvero a coloro che esercitano un’arte e una professione, ma più in generale «ai lavoratori autonomi», ovvero ai soggetti che svolgono un’attività di lavoro senza vincolo di subordinazione e, conseguentemente, titolari di reddito di lavoro autonomo, sia esso assimilato o occasionale.
In base a tali considerazioni, pertanto, in relazione al caso in esame, l’Agenzia ritiene che il contributo che la Regione istante erogherà, non rileverà fiscalmente nei confronti dei lavoratori autonomi senza partita IVA, con contratto di lavoro occasionale o con contratto di cessione del diritto d’autore, anche non iscritti alla gestione separata perché esonerati.
Diversamente, per i lavoratori con contratto di collaborazione e per i lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata (quali collaboratori coordinati e continuativi/lavoratori a progetto), non può applicarsi il regime di esenzione previsto dall’articolo 10-bis sopra citato.
Dal punto di vista fiscale, tra l’altro, le predette tipologie contrattuali generano reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera c-bis), del Tuir. Al riguardo, infatti, l’Agenzia osserva che il rapporto di parasubordinazione genera reddito di lavoro autonomo solo nell’ipotesi in cui la collaborazione rientri «nell’oggetto dell’arte o professione di cui all’art. 53, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente».
Nel caso in esame, pertanto, i lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata, co.co.co e lavoratori a progetto privi di partita IVA, non potranno beneficiare del regime di favore previsto dall’articolo 10-bis citato.
Conseguentemente, l’Ente istante in sede di erogazione del beneficio economico a tali soggetti sarà tenuto ad operare la ritenuta a titolo di acconto Irpef ai sensi dell’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Imputazione temporale dei ricavi da attività in appalto

Con Ordinanza n. 9977 del 15 aprile 2021, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di reddito d’impresa, con riferimento alle attività svolte sulla base di contratti di appalto, ai fini della determinazione del reddito in un determinato periodo d’imposta, concorrono esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ossia per i quali sia intervenuta l’accettazione del committente, anche “tacita”.

La controversia ha origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito d’impresa contestando l’imputazione temporale dei corrispettivi riferiti opere realizzate nell’ambito di un appalto.
Nella fattispecie, la società aveva imputato i ricavi all’anno precedente quello oggetto di accertamento considerando ai fini dell’imputazione temporale l’ultimazione dei lavori, mentre l’Ufficio ha rettificato il periodo di competenza dei ricavi in considerazione dell’accettazione delle opere, ritenendola avvenuta nell’anno accertato.
I giudici tributari hanno ritenuto valida la tesi del Fisco, confermando la legittimità della pretesa tributaria.
La società ha impugnato la decisione rilevando:
– l’omesso esame del fatto che le opere realizzate nell’ambito dell’appalto erano state terminate nell’anno precedente a quello accertato per cui i ricavi erano riferibili a detto anno;
– l’omesso esame, ai fini del principio di competenza dei ricavi, della corretta imputazione temporale in considerazione della circostanza che l’accettazione delle opere doveva ritenersi avvenuta nell’anno con la richiesta di agibilità.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, rilevando la violazione delle norme generali sui componenti del reddito d’impresa (art. 109 del TUIR).
La norma stabilisce, in particolare, che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali non sia disposto diversamente, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza.
Ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, i corrispettivi delle prestazioni di servizi si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate, ovvero, per quelle dipendenti da contratti di locazione, mutuo, assicurazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, alla data di maturazione dei corrispettivi.
In proposito la Corte Suprema ha affermato che, in virtù del principio di competenza nell’imputazione temporale dei componenti di reddito, avente carattere inderogabile, con riferimento ai contratti di appalto, concorrono alla formazione del reddito d’impresa, in un periodo determinato, esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ossia per i quali sia intervenuta l’accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o conseguente all’espressione, per “facta concludentia”, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione (accettazione implicita).
Nella fattispecie, dunque, non può ritenersi corretta l’eccezione sollevata dalla società contribuente secondo cui l’imputazione dei redditi doveva coincidere con la data di ultimazione dei lavori tout court in considerazione dell’accettazione degli stessi da parte della stazione appaltante.
Secondo la Suprema Corte, invece, è fondata la deduzione della società contribuente riguardo all’omesso esame di una implicita accettazione delle opere in ragione della richiesta di agibilità da parte dell’appaltante avvenuta nell’anno in cui sono stati imputati i corrispondenti ricavi.
La richiesta di agibilità, infatti, integra quell’espressione, per “facta concludentia”, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione, che segna dunque il momento in cui i corrispettivi assumono rilevanza fiscale.
A fronte dell’eccezione sollevata dalla parte, il giudice di merito ha il dovere di verificare che le prestazioni di servizio nell’esercizio di competenza siano non solo ultimate, ma che, in relazione alle stesse, sia intervenuto il relativo collaudo o, almeno, l’accettazione tacita, della prestazione, a prescindere dall’epoca di fatturazione.

EDILIZIA: tutte le Parti sociali firmano un documento unitario per il rilancio del settore

22 APR Firmato il 19/4/2021, tra ANCE, ACI-PRODUZIONE E LAVORO, ANAEPA CONFARTIGIANATO, CNA-COSTRUZIONI, FIAE CASARTIGIANI, CLAAI EDILIZIA e FENEAL-UIL, FILCA-CISL e FILLEA-CGIL il documento unitario “Rilanciare il settore, Rilanciare il Paese”

Le Parti del settore dell’Edilizia firmatarie del presente documento, intendono presentare proposte concrete di fronte alle importanti risorse nazionali e comunitarie disponibili (risorse “Italia Veloce”, Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza, nuovo ciclo di programmazione dei fondi comunitari, che si aggiungono alle incentivazioni relative alle varie forme di risparmio energetico e di sicurezza anti-sismica, ecc.).
Il rilancio del Paese, l’aumento della competitività, la creazione di buona occupazione, la sostenibilità ambientale, la coesione sociale, la riduzione dei divari tra Nord e Sud, coincidono con il rilancio del settore delle costruzioni, delle opere pubbliche (grandi e piccole), della rigenerazione delle città e del patrimonio pubblico e privato, della tutela del territorio.
Un rilancio che per le parti sociali dovrà essere basato sempre di più su innovazione, sostenibilità, qualità del lavoro e dell’impresa, corretta applicazione della contrattazione collettiva nazionale e territoriale del settore, salute e sicurezza.
Per queste ragioni le parti sociali ritengono fondamentale collaborare attivamente per ricercare proposte comuni per impegnare presto e bene, in un’ottica di sistema, le risorse a disposizione, contribuendo così alla ripresa economica e sociale del Paese.
A fronte di una ripresa economica le cui opportunità non vanno sprecate, è interesse di tutte le parti sociali, nel reciproco rispetto delle autonomie e prerogative, definire proposte comuni e aprire con il Governo un tavolo di confronto per giungere in tempi brevi ad un “Patto per il rilancio del settore delle costruzioni”, valorizzando la qualità delle relazioni industriali.
Fermo restando quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale e territoriale, le parti convengono che, eventuali ulteriori ipotesi di attività e/o coinvolgimento del sistema paritetico nei confronti di terzi, sarà sempre preventivamente concordato, anche al fine di definirne modalità e strumenti.
Le parti si impegnano ad esaminare le diverse proposte che saranno elaborate e a sostenerle in tutte le varie sedi di confronto con le diverse istituzioni, incontrandosi periodicamente per monitorare eventuali avanzamenti.