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INPS: da novembre aggiornati i codici contratto

l’Inps, con il Messaggio 18 ottobre 2021, n. 3531, comunica l’aggiornamento da novembre 2021, dei nuovi Codici contratto all’interno del flusso Uniemens.

L’Inps con il messaggio 18 ottobre 2021, n. 3531, istituisce, con decorrenza dal periodo di paga novembre 2021, i seguenti nuovi codici dell’elemento <CodiceContratto> della sezione <PosContributiva> del flusso di denuncia Uniemens:

– 593, relativo al “CCNL impianti sportivi e attività sportive – CONFLAVORO PMI, FISE, ASI, MSA, CNS LIBERTAS, FIS” (codice CNEL H07A);
– 594, relativo al “CCNL imprese di autotrasporto merci, logistica e spedizioni – FEDERTERZIARIO” (codice CNEL I14N);
– 595, relativo al “CCNL concia pelli e cuoio – FEDERCONCIA” (codice CNEL B104).

Con decorrenza novembre 2021, inoltre, vengono disattivati, i seguenti codici contratto:

– 290 (CNEL F017) in quanto relativo a contratto confluito nel “CCNL per i dipendenti dalle piccole imprese edili ed affini CONFAPI ANIEM” (codice 069 – CNEL f018);
– 302 (CNEL F04A), 303 (CNEL F027), 304 (CNEL F037) in quanto relativi a contratti confluiti nel “CCNL dei materiali da costruzione” (codici 096, 098, 189 – CNEL F020);
– 321 (CNEL H02F), 500 (CNEL V169), 501 (CNEL A058) 502, (CNEL V908) in quanto relativi a contratti che risultano cessati nell’Archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro.

Firma digitale: data di attestazione certa

La firma digitale corredata da marca temporale, se rispondente ai requisiti previsti dalle norme e dalle regole tecniche vigenti, è idoneo a garantire la certezza della data di emissione, da parte dell’ente di certificazione accreditato, dell’attestato di conformità (Agenzia Entrate – risposta 18 ottobre 2021, n. 725).

L’art. 1, co. 11, L. n. 232/2016 stabilisce che per beneficiare dell’iper ammortamento l’impresa richiedente è tenuta a produrre per i beni aventi ciascuno un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, attestanti che il bene possiede caratteristiche tecniche tali da includerlo negli elenchi di cui all’allegato A o all’allegato B annessi alla legge ed è interconnesso al sistema aziendale digestione della produzione o alla rete di fornitura.

La predetta disposizione è stata richiamata anche dalle successive leggi di bilancio che hanno prorogato la disciplina dell’iper ammortamento e della maggiorazione relativa ai beni immateriali (art. 1, co. 33, L. n. 205/2017; art. 1, co. 63, L. n. 145/2018).

Nello stesso senso si esprime l’art. 1, co. 195, L. n. 160/2019 relativamente al credito di imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, stabilendo che per i beni di costo unitario di acquisizione superiore a 300.000 euro, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica, semplice rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi, professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione, accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai richiamati allegati A e B annessi alla L. n. 232/2016 e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Al riguardo, la circolare n. 4/E del 30 marzo 2017 ha precisato che la perizia deve essere acquisita dall’impresa entro il periodo di imposta in cui il bene entra in funzione, ovvero, se successivo, entro il periodo di imposta in cui il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

La successiva risoluzione n. 152/E del 15 dicembre 2017, ha fornito i chiarimenti necessari per ovviare alle possibili difficoltà che i professionisti incaricati della perizia giurata avrebbero potuto incontrare per il rispetto del termine del 31 dicembre 2017 (che, per la generalità dei soggetti, costituiva il termine di chiusura del periodo d’imposta agevolabile).

All’epoca, infatti, con riferimento al caso della perizia tecnica giurata, erano state segnalate possibili difficoltà per il rispetto di tale termine nelle situazioni in cui l’entrata in funzione e l’interconnessione dei beni agevolabili, nonché, in caso di beni e impianti complessi realizzati in appalto, la stessa consegna e le fasi di collaudo e accettazione, fossero avvenute proprio a ridosso degli ultimi giorni dell’anno; in queste situazioni, infatti, il professionista avrebbe potuto incontrare oggettive difficoltà a completare la procedura con il giuramento.

Con la risoluzione in argomento è stata accolta una soluzione che, pur mantenendo fermo il rispetto del termine del 31 dicembre 2017 per l’effettuazione della verifica delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione, ha consentito al professionista di procedere al giuramento della perizia anche nei primi giorni successivi al 31 dicembre 2017.

Pertanto, nella descritta situazione, è stata ritenuta sufficiente la consegna all’impresa, da parte del professionista incaricato, di una perizia asseverata (e, quindi, dotata comunque di assunzione di responsabilità circa la certezza e la veridicità dei suoi contenuti) entro la data del 31 dicembre 2017.

Visto che, in tale situazione, veniva a mancare uno strumento (il giuramento) che garantisse la certezza della sussistenza, entro la predetta data, delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione, la risoluzione ha previsto che la consegna entro il 31 dicembre 2017 della perizia asseverata e la sua acquisizione da parte dell’impresa dovesse risultare da un atto avente data certa (ad esempio, plico raccomandato senza busta oppure posta elettronica certificata) e che, ovviamente, il documento successivamente esibito per il giuramento dovesse essere esattamente il medesimo inviato all’impresa.

In seguito, con la circolare n. 48610 del 1° marzo 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico ha affermato che, in caso di perizia giurata, ai fini della decorrenza degli effetti dell’iper ammortamento è sufficiente che entro la data di chiusura del periodo d’imposta si proceda al giuramento della perizia medesima, non essendo necessario dimostrare in altri modi la data certa di acquisizione da parte dell’impresa.

Ciò posto, sentito il Ministero dello Sviluppo Economico, si ritiene che il principio contenuto nella circolare appena citata possa essere esteso, con i dovuti adattamenti, anche alla fattispecie dell’attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.

In tal caso, quindi, ai fini della decorrenza degli effetti dell’agevolazione è sufficiente che entro la data di chiusura del periodo d’imposta si proceda all’emissione di un attestato di conformità, munito di data certa, dal quale risulti la sussistenza delle caratteristiche tecniche dei beni e dell’interconnessione; in questa ipotesi, non sarà necessario dimostrare in altri modi la data certa di acquisizione dell’attestato da parte dell’impresa.

A tale riguardo, l’Agenzia delle Entrate conferma l’idoneità dello strumento della firma digitale con apposizione di marca temporale ad attestare in modo certo ed inequivocabile la data di emissione dell’attestato.

Credito d’imposta per botteghe e negozi ed esercizio di attività “essenziali”

L’Agenzia delle entrate, con la risposta del 15 ottobre 2021, n. 714, ha fornito chiarimenti sul credito d’imposta per botteghe e negozi ed esercizio di attività “essenziali”.

Nel caso di specie, la società istante fa parte del gruppo internazionale, società di diritto europeo operante nel settore del lusso, tra le diverse divisione in cui è suddivisa, opera anche nel settore del commercio al dettaglio mediante la sua rete di punti vendita presenti sul territorio italiano, commercializzando prodotti cosmetici e di profumeria.
Chiede il parere dell’Agenzia delle Entrate in merito all’applicabilità dell’articolo 65 del decreto legge n. 18 del 2020 rubricato “Credito d’imposta per botteghe e negozi “, tenendo in considerazione le particolari problematiche che la stessa si è trovata a fronteggiare nel periodo immediatamente successivo all’emanazione dei DPCM sopra menzionati, oltre che dei protocolli di sicurezza emanati per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19, volti a consentire lo svolgimento delle attività d’impresa riducendo i rischi di contagio per dipendenti e potenziali clienti.

L’articolo 65, comma 1, del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (“Decreto cura Italia”), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, stabilisce che “al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto, per l’anno 2020, un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1”.
Per poter beneficiare del credito d’imposta il locatario deve:
– essere titolare di un’attività economica, di vendita di beni e servizi al pubblico, oggetto di sospensione, in quanto non rientrante tra quelle identificate come essenziali;
– essere intestatario di un contratto di locazione di immobile rientrante nella categoria catastale C/1;
– avere effettivamente corrisposto il canone di locazione relativo al mese di marzo 2020.
Il soggetto beneficiario può, “in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale”, del credito d’imposta ad altri soggetti, entro il 31 dicembre 2021.
Il credito d’imposta in esame non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109 , comma 5, del TUIR.
Pertanto, il credito d’imposta botteghe e negozi non spetta per le attività di commercio al dettaglio e dei servizi per la persona non soggette agli obblighi di chiusura, in quanto identificate come essenziali.
Tra le attività essenziali vi è il “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” cui è riconducibile l’attività svolta dalla Divisione della società istante consistente nel commercio al dettaglio di articoli di profumeria e cosmetici.
La disposizione in questione, che qualifica come essenziale l’attività di “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” è rimasta in vigore anche a seguito dell’emanazione dei successivi provvedimenti governativi.
Con riferimento al caso di specie, la società istante, pur potendo continuare ad esercitare l’attività della propria Divisione, consistente nel commercio al dettaglio di prodotti di profumeria e cosmetici, si è tuttavia trovata nell’impossibilità oggettiva di rispettare le prescrizioni contenute nel Protocollo del 14 marzo 2020 e nella normativa emergenziale, prescrizioni volte a garantire la salubrità e la sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative e quindi la tutela della salute dei lavoratori e della clientela stessa.
Non è stato possibile reperire tempestivamente (nel mese di marzo 2020) sul mercato un numero sufficiente di dispositivi di protezione né individuare fornitori in grado di soddisfare le richieste della società istante che, pertanto, si è trovata costretta a sospendere l’attività svolta dalla Divisione.
Tuttavia, l’articolo 65, comma 2, del Decreto cura Italia esclude l’applicazione del “credito d’imposta per botteghe e negozi” “alle attività di cui agli allegati 1 e 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020”, ovvero a quelle attività non interessate, in quanto ritenute essenziali, dalla sospensione prevista dal D.P.C.M. 11 marzo 2020.
E tra tali attività rientra anche quella svolta dalla Divisione della società istante, consistente nel commercio al dettaglio di prodotti di profumeria e cosmetici, riconducibile al “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale” di cui all’allegato 1 al D.P.C.M. 11 marzo 2020.
L’Agenzia ritiene pertanto che il “credito d’imposta per botteghe e negozi” di cui all’articolo 65 del Decreto cura Italia non possa essere riconosciuto con riferimento ai locali condotti in locazione dalla Divisione della società istante; tuttavia, ricorrendone i requisiti, potrà usufruire, per lo stesso mese di marzo 2020, del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, previsto dall’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020 (circolare n. 14/E del 6 giugno 2020).