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Ritenute IRPEF sospese per eventi sismici: ripresa il 31 maggio

25 maggio 2018 Ripresa dell’obbligo del versamento delle ritenute IRPEF sospese per eventi sismici a far data dal 24 agosto 2016 (INPS – Messaggio 24 maggio 2018, n. 2108).

Con riguardo alle modalità di versamento delle ritenute sospese per gli eventi sismici verificatisi nei territori delle Regioni Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo in data 24 agosto 2016, 26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017 2016/2017, si precisa che il versamento delle ritenute fiscali sospese a causa dei citati eventi sismici, non versate nel 2017 ad Erario, Regioni e Comuni, deve avvenire a cura del contribuente.
Pertanto, il contribuente che ha richiesto ed ottenuto il beneficio della sospensione delle ritenute fiscali è tenuto a versare tramite F24 le predette ritenute all’Erario in unica soluzione entro il 31 maggio 2018 ovvero con rateizzazione fino a 24 rate senza interessi e sanzioni a decorrere dal 31 maggio 2018.
L’INPS provvederà ad inviare apposita comunicazione al fine di agevolare i soggetti interessati nell’adempimento previsto.
Il diritto alla rateizzazione sussiste anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro, ad esempio per sopravvenuta inoccupazione, nonché in caso di revoca della sospensione già richiesta, inoltre, nel caso in cui sia sopravvenuto il decesso del soggetto che ha richiesto al proprio sostituto d’imposta la rateizzazione, il diritto alla medesima sussiste anche in capo agli eredi..

Imprese in contabilità semplificata: parametri adeguati al regime di cassa

Con il Decreto ministeriale del 24 maggio 2018, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approvato le modifiche ai parametri applicati alle imprese in contabilità semplificata per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017, al fine di adeguarli al regime di cassa.

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Ministero ha anticipato sul proprio sito internet la presentazione del decreto che modifica i parametri applicabili alle imprese in contabilità semplificata.
In pratica viene aggiornata la documentazione tecnica e metodologica dei parametri utilizzati in sede di accertamento dei redditi delle imprese minori che adottano il regime di contabilità semplificata, al fine di adeguarli alle nuove regole di funzionamento di tale regime contabile, in vigore dal 1° gennaio 2017.
Da tale data, infatti, i criteri di determinazione del reddito per le imprese minori in regime di contabilità semplificata sono stati modificati, sostituendo il principio di “competenza economica” con quello di “cassa” che valorizza l’effettivo momento in cui il reddito è incassato.
Il decreto dispone, quindi, che per le imprese minori in regime di contabilità semplificata, che non sono soggette agli studi di settore, si applicano i “parametri” sulla base dei dati contabili individuati ai sensi dell’articolo 66 del TUIR (il reddito d’impresa è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività d’impresa), e delle rimanenze di magazzino.
Le modifiche ai parametri approvate con il decreto ministeriale 24 maggio 2018, sono applicate per il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2017.
Si ricorda che sono ammessi alla contabilità semplificata le imprese (persone fisiche che esercitano imprese commerciali; imprese familiari e aziende coniugali; società di persone commerciali (S.n.c. e S.a.s.); società di armamento e le società di fatto; enti non commerciali, con riferimento all’eventuale attività commerciale esercitata) qualora i ricavi “percepiti” in un anno intero, ovvero “conseguiti” nell’ultimo anno di applicazione del principio di competenza, non abbiano superato le seguenti soglie:
– Euro 400.000, nell’ipotesi di imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi;
– Euro 700.000, nell’ipotesi di imprese aventi per oggetto altre attività.

Licenziamento disciplinare: condotta extra-lavorativa oltre la soglia del “minimo etico”

In tema di licenziamento per giusta causa, l’incidenza del comportamento extra-lavorativo del dipendente sul rapporto di lavoro discende dal riflesso, anche solo potenziale ma oggettivo, sulla funzionalità del rapporto, perché di gravità tale, per contrarietà alle norme dell’etica e del vivere comuni, da connotare la figura morale del lavoratore, compromettendo le aspettative di un futuro puntuale adempimento.

La vicenda giudiziaria riguarda la domanda di impugnativa del licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore. La Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del primo giudice, aveva rigettato la domanda, perché il lavoratore, conducente di linea, era stato trovato positivo agli accertamenti tossicologici periodici prescritti dalla legge per le mansioni cd. “a rischio”.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando principalmente che la Corte di merito avesse ritenuto violato il cd. “minimum etico” nella condotta del lavoratore, integrata dal consumo di sostanze stupefacenti leggere, laddove ciò implicava la necessità di affissione del codice disciplinare.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato, poiché viola certamente il “minimo etico” il consumo di sostanze stupefacenti ad opera di un lavoratore adibito a mansioni di conducente di autobus, definite “a rischio”. A tal proposito, in tema di licenziamento per giusta causa, l’onere di allegazione dell’incidenza del comportamento extra-lavorativo del dipendente sul rapporto di lavoro (nella specie, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti), è assolto dal datore di lavoro con la specifica deduzione del fatto in sé, quando lo stesso abbia un riflesso, anche solo potenziale ma oggettivo, sulla funzionalità del rapporto, compromettendo le aspettative di un futuro puntuale adempimento. Ciò, purché di gravità tale, per contrarietà alle norme dell’etica e del vivere comuni, da connotare la figura morale del lavoratore, tanto più se inserito in un ufficio di rilevanza pubblica a contatto con gli utenti.