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Modalità di versamento unificato della TARI e del TEFA per l’anno 2021

Pubblicato il Decreto Direttoriale del MEF 21 ottobre 2020, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, con il quale sono disciplinate, per le annualità 2021 e seguenti, le modalità di versamento unificato della TARI e del TEFA mediante la piattaforma pagoPA ed è assicurato il corretto riversamento alle province e ai comuni delle somme spettanti. Il decreto, inoltre, fa salve, sulla base della legislazione vigente, le modalità di pagamento diverse da quelle disciplinate dal decreto in oggetto.

Per le annualità 2021 e successive, i versamenti della TARI-tributo, della TARI-corrispettiva, del TEFA e degli eventuali interessi e sanzioni effettuati dai soggetti passivi agli enti impositori attraverso la piattaforma di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, rispettano le “Specifiche funzionali TARI-TEFA”.
Gli “Avvisi di pagamento pagoPA” emessi dai Comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, dai soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, devono includere le informazioni necessarie all’incasso unificato TARI e TEFA e al corretto riversamento delle somme incassate.
I Comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, i soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, trasmettono alle Province e alle Città metropolitane le informazioni concernenti gli importi complessivi determinati a titolo di TEFA e comunicati ai soggetti passivi.
I Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) che incassano la TARI-tributo, la TARI-corrispettiva e il TEFA, entro il giorno successivo all’incasso, provvedono all’accredito delle somme spettanti alle Province, alle Città metropolitane, ai Comuni ovvero al soggetto affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani e trasmettono ai soggetti creditori, entro i due giorni successivi all’incasso, appositi flussi informativi contenenti i dati analitici dei versamenti eseguiti dai soggetti passivi secondo gli standard rendicontativi pagoPA.
I flussi informativi predisposti dai PSP per la rendicontazione analitica degli incassi TARI e TEFA devono essere inoltrati ai Comuni e ai soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani secondo gli standard previsti dalla piattaforma pagoPA, e contengono anche i dati del tributo riversato alle Province e Città metropolitane.
I flussi informativi inviati alle Province e alle Città metropolitane secondo gli standard pagoPA contengono le informazioni della TARI e del TEFA riscossi relativamente a ciascun Comune della Provincia o della Città metropolitana interessata.
Gli stessi flussi informativi devono essere assicurati al sistema informativo del Ministero dell’economia e delle finanze.
I comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, i soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, inviano o rendono disponibile a ciascun soggetto passivo il documento per il pagamento della TARI-tributo o della TARI-corrispettiva e del TEFA predeterminando gli importi della tassa o della tariffa e del TEFA.
Il TEFA è attribuito alla regione Friuli Venezia Giulia, salva diversa intesa con la Regione. Il tributo non si applica nella regione Valle d’Aosta, nella provincia autonoma di Trento e nella provincia autonoma di Bolzano.
Restano ferme per le annualità 2021 e seguenti le disposizioni di cui al decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 1° luglio 2020. Le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 2 del medesimo decreto si applicano in tutti i casi diversi da quelli disciplinati dal presente decreto nel rispetto della normativa vigente e le relative informazioni sono fornite anche al Ministero dell’economia e delle finanze.

Cause di rifiuto di fatture elettroniche PA

Con il Decreto 24 agosto 2020, n. 132, il Ministero delle Economia e delle Finanze, al fine di assicurare che non si verifichino rigetti impropri delle fatture elettroniche da parte delle Amministrazioni pubbliche, ha individuato in modo specifico le cause che possono consentire il rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni pubbliche destinatarie.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha modificato il regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche, introducendo le cause che consentono alle amministrazioni destinatarie di rifiutare le fatture elettroniche e le relative regole tecniche.

Le PA non possono rifiutare le fatture elettroniche al di fuori dei seguenti casi:
a) fattura elettronica riferita ad  una  operazione  che  non  è stata posta in essere  in  favore  del  soggetto  destinatario  della trasmissione;
b) omessa o errata indicazione del Codice identificativo di  Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP);
c) omessa o errata indicazione del codice di repertorio di cui al decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009, per gli acquisti di dispostivi medici;
d) omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo, per gli acquisti di farmaci;
e) omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;
In ogni caso, le PA non possono rifiutare la fattura nei casi in cui gli elementi informativi possono essere corretti mediante le procedure di variazione di cui all’articolo 26 del Decreto IVA.

Il rifiuto della fattura elettronica deve essere comunicato dalla PA destinataria al cedente/prestatore attraverso il sistema di notifiche dello SDI.
Le ricevute ed i messaggi di notifica sono predisposti secondo un formato XML la cui struttura rispetti le specifiche tecniche stabilite dal regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica PA (D.M. 3 aprile 2013, n. 55).
In particolare, nel caso di notifica del rifiuto della fattura elettronica PA deve essere indicata la causa del rifiuto riportando i casi suindicati.

Stazioni di ricarica di veicoli elettrici: iva rimborsabile sull’acquisto

Le colonnine di ricarica, in quanto beni non integrati con il suolo costituiscono beni strumentali ammortizzabili e, di conseguenza, l’Iva assolta per il loro acquisto, incluse le spese accessorie necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile ai sensi degli artt. 30, co. 2, lett. c) e 38, co. 2 del Decreto Iva (Agenzia Entrate – risposta 23 ottobre 2020, n. 497).

Nel caso di specie, la Società ha affermato di:

– acquistare, per lo svolgimento della propria attività economica, le infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (EVC) con le relative componenti accessorie nonché taluni servizi necessari per configurare e gestire ciascun impianto di ricarica;

– installare le stazioni di ricarica, principalmente, su beni di terzi (suolo pubblico o aree private ad accesso pubblico), ma con modalità tali da non essere integrate irreversibilmente al suolo, potendo essere spostate o riallocate in funzione della domanda di mercato nonché dell’evoluzione tecnologica dei cespiti.

Pertanto, le EVC rappresentano dei beni non integrati irreversibilmente al suolo e costituiscono per la società beni strumentali ammortizzabili ai sensi dell’articolo 102 del TUIR.

L’IVA assolta in relazione all’acquisizione delle EVC, comprese le spese accessorie, necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile in forza dell’articolo 30, secondo comma, lettera c), del Decreto IVA e, conseguentemente, del successivo articolo 38-bis, secondo comma, al ricorrere delle condizioni richieste.