Fornitore che ha cessato la partita Iva: a rischio la detrazione dell’imposta

Anche se oggettivamente eseguite, le operazioni relative a prestazioni in subappalto fatturate da un’impresa individuale che ha cessato la partita Iva si considerano soggettivamente inesistenti, con la conseguente indetraibilità dell’Iva corrisposta in rivalsa. In tal caso, l’acquisizione del certificato camerale che attesta l’iscrizione del fornitore al registro imprese non rappresenta un valido strumento di prova della buona fede del committente, utile ad evitare il recupero dell’imposta per indebita detrazione. (Corte di Cassazione – Ordinanza 15 ottobre 2021, n. 28447).

La questione esaminata dalla Corte Suprema riguarda l’indebita detrazione di Iva per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti, in relazione a fatture emesse da un fornitore che ha precedentemente cessato la partita Iva.
In particolare, la ditta fornitrice risultava priva di partita Iva, per averla cessata anni prima, e non aveva provveduto a versare la corrispondente imposta addebitata in fattura. Pertanto, sebbene la fattura riguardi operazioni oggettivamente eseguite, l’Agenzia delle Entrate, ritenendole soggettivamente inesistenti, ha recuperato l’IVA detratta dal contribuente (committente).
L’avviso di accertamento è stato impugnato dal contribuente che ha eccepito la propria buona fede, e l’incosapevole partecipazione alla frode fiscale, dimostrata attraverso l’acquisizione del certificato camerale dal quale non risultava la cessazione dell’impresa.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso del contribuente osservando che, indipendentemente dalla buona fede del committente, le operazioni, anche se effettivamente eseguite, devono ritenersi soggettivamente inesistenti, in quanto fatturate da un soggetto senza partita Iva, che non ha versato l’Iva corrispondente. D’altra parte, in relazione alla buona fede del contribuente, i giudici hanno precisato che il controllo della partita IVA risulta facilmente esperibile con una interrogazione di “verifica della partita Iva”, mentre il certificato della camera di commercio prova soltanto che una impresa è iscritta al registro delle imprese, ma non fornisce alcun elemento in ordine alla effettiva operatività.

Su ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici tributari e, dunque, la legittimità della pretesa tributaria.
La Corte Suprema ha affermato che in tema di Iva, l’Amministrazione finanziaria, la quale contesti che la fatturazione attenga ad operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell’ambito di una frode carosello, ha l’onere di provare, anche solo in via indiziaria, non solo l’oggettiva fittizietà del fornitore ma anche la consapevolezza del destinatario che l’operazione si inseriva in una evasione dell’imposta.
La prova della consapevolezza dell’evasione richiede che l’Amministrazione finanziaria dimostri, in base ad elementi oggettivi e specifici non limitati alla mera fittizietà del fornitore, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, con l’ordinaria diligenza in rapporto alla qualità professionale ricoperta, che l’operazione si inseriva in una evasione fiscale, ossia che egli disponeva di indizi idonei a porre sull’avviso qualunque imprenditore onesto e mediamente esperto sulla sostanziale inesistenza del contraente.
L’Amministrazione finanziaria, dunque, non può limitarsi a dimostrare l’inidoneità operativa del cedente, ma deve dimostrare, altresì, che il cessionario quantomeno fosse in grado di percepire (o “avrebbe dovuto”) tale inidoneità in base alla sua diligenza specifica quale operatore medio del settore. Più in generale l’Amministrazione finanziaria ha l’onere di provare (in base ad elementi oggettivi, anche presuntivi) che il cessionario o committente si trovasse di fronte a circostanze indizianti dell’esistenza di irregolarità nell’operazione.
Qualora l’Amministrazione assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un’operazione volta ad evadere l’imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal fine, né la regolarità della contabilità e dei pagamenti, né la mancanza di benefici dalla rivendita delle merci o dei servizi.
Nella fattispecie, in tema di operazioni soggettivamente inesistenti, l’Amministrazione finanziaria ha assolto l’onere probatorio, circa l’oggettiva fittizietà della ditta subappaltatrice e la consapevolezza della contribuente del meccanismo fraudolento, avuto riguardo, da un lato, all’omesso versamento delle imposte da parte della ditta fatturante, quale circostanza rilevante per la qualificazione della società interposta come cartiera, e dall’altro, all’elemento oggettivo dell’avvenuta cessazione della partiva Iva da parte della ditta fatturante tempo prima delle operazioni, quale circostanza agevolmente riscontrabile dalla contribuente in base alla sua diligenza specifica quale operatore medio del settore (tramite interrogazione al servizio telematico “Verifica della partita Iva”) ed elemento sintomatico non solo della fittizietà della subappaltatrice fatturante ma anche della conoscibilità da parte della contribuente del meccanismo evasivo dell’Iva.
A fronte di tali elementi presuntivi, correttamente si sposta sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria, che non può ritenersi assolto dall’acquisizione del certificato della Camera di Commercio. Ciò in quanto il certificato camerale prova soltanto che una impresa è iscritta al registro delle imprese, ma non fornisce alcun elemento in ordine alla effettiva operatività delle società fornitrici.

Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco

Fornite precisazioni sul credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (Agenzia delle entrate – Risposta 15 ottobre 2021, n. 711).

Nel caso di specie, la società istante S.r.l. esercita in via prevalente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti (codice ATECO 47.71.10) tramite una pluralità di punti vendita localizzati a livello nazionale, con un fatturato 2019 superiore ad Euro 5.000.000.
In relazione al un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, chiede di sapere se:
– la condizione del calo del fatturato di almeno il 50% debba essere verificata con riferimento all’intero complesso aziendale o con riguardo ad ogni singolo punto vendita;
– abbia diritto all’agevolazione, considerando che, per almeno un giorno in ciascun mese, la società ha avuto almeno un punto vendita situato in “zona rossa”.

L’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (“Decreto rilancio”) convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, introdotto al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha previsto un credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda al sussistere di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi.
L’articolo 8 del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 (“Decreto ristori”), nella versione modificata dalla legge di conversione 18 dicembre 2020, n. 176, ha esteso il credito d’imposta di cui all’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020 in relazione ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e di affitto d’azienda dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, “indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente”, alle “imprese operanti nei settori di cui ai codici ATECO riportati nell’Allegato 1” annesso al citato decreto legge.
L’articolo 8-bis del Decreto ristori estende il credito d’imposta previsto per i canoni di locazione e di affitto d’azienda di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 137 del 2020 (istituito dall’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020), con riferimento a ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020, alle imprese operanti nei settori riportati nell’Allegato 2 al decreto legge n. 137 del 2020 (in sostanza, nel commercio al dettaglio e nei servizi alla persona) e alle imprese che svolgono le attività di cui ai codici ATECO 79.1, 79.11 e 79.12, ovvero agenzie di viaggio, tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse, che hanno la sede operativa nelle aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto (c.d. zone rosse), individuate con le ordinanze del Ministro della salute, adottate ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 novembre 2020 e dell’articolo 19-bis del decreto legge n. 137 del 2020.
Nel caso di specie, la società istante svolge in via prevalente l’attività di commercio al dettaglio di confezioni per adulti tramite una pluralità di punti vendita localizzati a livello nazionale, con un fatturato 2019 superiore ad Euro 5.000.000.
Il codice Ateco 47.71.10 “commercio al dettaglio di confezioni per adulti” rientra tra quelli riportati nell’Allegato 2 al decreto legge n. 137 del 2020, che consentono di fruire – come previsto dal più volte citato articolo 8-bis – del credito d’imposta di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 137 del 2020 (che rinvia, in quanto compatibile, alla disciplina contenuta nell’articolo 28 del decreto legge n. 34 del 2020) relativamente ai canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e di affitto d’azienda per i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020.
Per quanto concerne la verifica della condizione della “diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente”, “il calcolo del fatturato e dei corrispettivi relativi, rispettivamente, ai mesi di marzo, aprile e maggio del 2019 e del 2020, da confrontare al fine di verificare la riduzione percentuale disposta dall’articolo 28 del Decreto Rilancio, va eseguito prendendo a riferimento le operazioni eseguite nei mesi di marzo, aprile e maggio fatturate o certificate, e che, conseguentemente, hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di marzo 2019 (rispetto a marzo 2020), aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020) e maggio 2019 (rispetto a maggio del 2020), cui vanno sommati i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate in detti mesi non rilevanti ai fini Iva.
La data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.1.3 “Data”) e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei DDT o dei documenti equipollenti richiamati in fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.8.2 “DataDDT”).
Ad esempio, nel calcolo dell’ammontare del fatturato del mese di marzo 2020 e 2019, rilevante per il controllo del requisito della riduzione, andranno escluse le fatture differite emesse nei citati mesi (entro il giorno 15) relative ad operazioni effettuate nel corso dei mesi di febbraio 2020 e 2019, mentre andranno incluse le fatture differite di marzo 2020 e 2019 emesse entro il 15 aprile 2020 e 2019.
(…) Il calo del fatturato e dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese” (circolare n. 14/E del 6 giugno 2020).
Il riferimento alla “diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento” implica che il calcolo della diminuzione del fatturato debba essere effettuato tenendo conto dell’intera attività d’impresa.
Allorché risulti rispettato il requisito del calo del fatturato, per beneficare dell’agevolazione di cui all’articolo 8-bis del decreto legge n. 137 del 2020, è necessario che la società istante abbia la “sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto, individuate con le ordinanze del Ministro della salute adottate ai sensi dell’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e dell’articolo 19-bis” del decreto legge n. 137 del 2020.
Tuttavia, il legislatore non ha espressamente disciplinato il caso di attività commerciali multipunto dislocate nel territorio nazionale con punti vendita collocati in “zone rosse, arancioni o gialle” né ha considerato la possibilità di cambiamento nel corso del medesimo mese del grado di rischio territoriale, con passaggi da zone escluse dall’agevolazione e viceversa per effetto delle ordinanze del Ministro della salute di cui all’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e all’articolo 19-bis del decreto legge n. 137 del 2020.
Al riguardo, considerata la finalità dell’agevolazione prevista dall’articolo 8-bis del decreto legge n. 137 del 2020, volta a ristorare le imprese per i canoni di locazione e affitto d’azienda corrisposti in relazione all’esercizio di attività localizzate in zone caratterizzate dall’applicazione di misure restrittive particolarmente efficaci per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, e sulla scorta dell’innovativo tenore letterale della disposizione, si è dell’avviso che la società istante possa beneficiare, con riferimento ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020 (sempreché risulti rispettato il requisito del calo del fatturato per ciascuno dei mesi indicati in precedenza rispetto agli stessi mesi del 2019) del credito di imposta per i canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai soli punti vendita che siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno in ciascuno dei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2020.
Più precisamente:
– per il mese di ottobre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno.
Al riguardo, essendo stata introdotta la possibilità di istituire le prime “zone rosse” soltanto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020, per il mese di ottobre 2020, sarà possibile assimilare alle “zone rosse” le aree soggette ad analoghe restrizioni adottate sulla base di appositi provvedimenti di carattere regionale.
Affermato ciò in linea di principio, l’Agenzia evidenzia che, ad ogni modo, in sede di documentazione integrativa, la società Alfa S.r.l. ha dichiarato che “nessun punto vendita era situato in zona rossa nel mese di ottobre 2020”:
– per il mese di novembre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno;
– per il mese di dicembre 2020, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta in esame con riferimento ai canoni di locazione e affitto d’azienda relativi ai punti vendita che, in tale mese, siano stati situati in “zona rossa” per almeno un giorno.
Precisa che, a fini della individuazione delle “zone rosse” assumono rilevanza anche le restrizioni previste sull’intero territorio nazionale dall’articolo 1 del decreto legge 18 dicembre 2020, n. 172 (c.d. “Decreto Natale”), convertito, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 2021, n. 6, nei giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 (rectius, 31 dicembre 2020 per quanto qui di interesse).
Al ricorrere dei requisiti sopra indicati, la società istante potrà beneficiare del credito d’imposta nella misura del 20% per i canoni di locazione e del 10% per i canoni di affitto d’azienda così come previsto dall’articolo 28, comma 3-bis, del Decreto rilancio per le “imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore” del decreto legge n. 34 del 2020.

Esenzione Iva per la piattaforma integrata

Le cessioni o locazioni, poste in essere a decorrere dal 1° gennaio 2021, dei macchinari costituiti da una piattaforma integrata per estrazione, amplificazione, quantificazione e rivelazione di Dna/Rna con tecnologia real time pcr possono beneficiare del regime Iva di favore di cui all’art. 124, D.L. n. 34/2020 con l’applicazione dell’aliquota Iva nella misura del 5% (Agenzia Entrate – risposta 15 ottobre 2021, n. 717).

Il DL Rilancio (D.L. n. 34/2020) ha introdotto una disciplina IVA agevolata per l’acquisto dei beni considerati necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Con riferimento dell’applicazione dell’agevolazione iva per la piattaforma integrata per estrazione, amplificazione, quantificazione e rivelazione di DNA/RNA, l’Agenzia delle Dogane e Monopoli, ha chiarito che la strumentazione in oggetto poiché è in grado di eseguire indagini nel campo della diagnostica molecolare (rilevamento di acidi nucleici) mediante reazione PCR real-time, di eseguire i processi in modo completamente automatico, dalla preparazione del campione alla visualizzazione finale di un risultato di misurazione, può essere classificata, nel rispetto delle Regole generali per l’interpretazione della nomenclatura combinata 1, 3C e 6, nell’ambito del Capitolo 90 della Nomenclatura Combinata: “Strumenti ed apparecchi di ottica, per fotografia e per cinematografia, di misura, di controllo di precisione; strumenti ed apparecchi medico-chirurgici; parti ed accessori di questi strumenti o apparecchi”, in particolare alla voce doganale 9027 “Strumenti ed apparecchi per analisi fisiche o chimiche (per esempio:polarimetri, rifrattometri, spettrometri, analizzatori di gas o di fumi); strumenti ed apparecchi per prove di viscosità, di porosità, di dilatazione, di tensione superficiale o simili, o per misure calorimetriche, acustiche o fotometriche (compresi gli indicatori dei tempi di posa); microtomi:” sottovoce 9027 80 – altri strumenti ed apparecchi.

Con specifico riferimento al codice doganale assegnato dall’ADM ai Macchinari, tale codice rientra tra quelli indicati nella circolare n. 12/D del 2020 ai fini del regime agevolativo di cui all’art. 124 del D.L. n.34 del2020.

Successivamente, nella circolare ADM n. 9/2021, nell’Allegato 1, tra i beni assoggettati ad aliquota del 5% a partire dal 1° gennaio 2021, nella sottovoce ex 902780, sono riportati gli Estrattori RNA e la Strumentazione per diagnostica per Covid-19, mentre nell’Allegato 2, relativo alla strumentazione per diagnostica COVID in esenzione IVA fino al 31 dicembre 2022, figurano gli strumenti utilizzati nei laboratori clinici per la diagnosi in vitro: codice doganale ex 9027 8080.

A riguardo, l’ADM ha evidenziato che gli “estrattori RNA”, per la modalità con la quale vengono indicati dal legislatore nazionale nella norma di riferimento, devono essere considerati appartenenti ad una categoria merceologica distinta dalla strumentazione per diagnostica COVID-19 e non possono, pertanto, ritenersi compresi nella sotto-categoria della diagnostica in vitro, sebbene si possa rilevare l’evidente correlazione con la medesima.

Tanto premesso, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che i macchinari in esame possano rientrare nella “strumentazione per diagnostica per COVID-19”, e godere, pertanto, del regime IVA di favore di cui all’articolo 124, comma 1, del D.L. n. 34 del2020, che prevede l’applicazione dell’aliquota Iva nella misura del 5% alle cessioni o locazioni poste in essere a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Inoltre, alla luce dei chiarimenti forniti in merito alla classificazione doganale dei Macchinari e visto che questi ultimi sono utilizzati con i dispositivi medico-diagnostici in vitro, detti beni possono essere classificati come “accessori” ai dispositivi medico-diagnostici in vitro, secondo la definizione di cui alla Direttiva 98/79/CE e al Regolamento UE n. 2017/746, con conseguente applicazione della disciplina di cui all’articolo 1, comma 452, della legge n. 178 del 2020, come modificato dall’art. 3-ter del D.L. n. 183 del 2020 introdotto dalla legge di conversione n. 21 del 2021.

Pertanto alla relativa cessione o locazione, in deroga all’articolo 124, comma 1, del D.L. n. 34 del 2020, fino al 31 dicembre 2022 si applica il regime di esenzione con diritto alla detrazione in capo al soggetto passivo cedente.